L’abolizione delle quote latte: tra incertezze e opportunità

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latte in supermercato

Poche volte le notizie del settore agricolo finisco nelle prime pagine dei giornali nazionali, ma questa volta la riforma della politica agricola europea entrata in vigore il 1° Aprile ha fatto colare fiumi di inchiostro e sarà probabilmente ricordata come il più importante avvenimento degli ultimi 30 anni nel settore agroalimentare, in particolare nel settore lattiero-caseario.

Stiamo parlando ovviamente dell’abolizione delle quote latte, che negli ultimi 30 anni hanno modellato i prezzi, il mercato (e indirettamente anche il territorio) italiano e di tutta l’Unione Europea. Pensate inzialmente come misura provvisoria per stabilizzare i prezzi, a partire dal 1989 le quote sono state più volte prorogate fino ad arrivare a questi giorni, diventando un emblema (spesso criticato) della PAC.

L’abolizione delle quote nel 2015 era già stata annunciata da tempo: la decisione era già stata presa nel 2003 (e confermata nel 2008), e per garantire un passaggio meno turbolento al nuovo regime, le quote erano stata gradualmente aumentate negli ultimi anni, per rispondere ad una domanda sempre più importante di latte e prodotti caseari su scala mondiale (le esportazioni di latte europeo sono aumentate in volume del 95% in cinque anni). Le buone prospettive del marcato mondiale del latte per i prossimi anni hanno quindi spinto a confermare la data del 1° Aprile 2015; resta l’incognita di un prezzo molto volatile, che renderà necessaria una concentrazione della produzione per una migliore reattività ed efficienza.

Per questo, in paesi come Germania, Francia, Olanda o Danimarca, dove questa concentrazione è già avvenuta o è in corso, il cambio dovrebbe essere sicuramente positivo. Per i paesi come Italia, Spagna e Polonia, dove la taglia degli allevamenti è in media più piccola e la filiera è meno efficiente, gli elementi di inquietudine restano: la volatilità dei prezzi potrebbe mettere in difficoltà le piccole strutture nostrane e portare a situazioni paradossali: secondo Coldiretti, già oggi, i 3/4 del latte a lunga conservazione venduto nel nostro paese proviene dall’estero.

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